Chi mi legge da tempo lo sa: su questo blog il cibo non è mai solo una questione di ricette. È linguaggio, gesto, rito. È uno dei modi più antichi che abbiamo per raccontare il tempo e le relazioni. Per questo, anche grazie al mio percorso di studio in antropologia del cibo, negli anni vi ho parlato spesso di tradizioni e di quei momenti dell’anno in cui il mangiare insieme assume un significato particolare.
Il solstizio d’estate è uno di questi. Una soglia simbolica, legata alla luce, alla condivisione, ai riti collettivi che da sempre accompagnano l’inizio della bella stagione. Ed è proprio partendo da questa sensibilità che quest’anno colgo l’occasione per raccontarvi un evento che sento profondamente affine a questi temi: una cena che sceglie di celebrare il solstizio non solo come data, ma come esperienza condivisa.
Un’esperienza in cui sedersi insieme, allo stesso tavolo e ritrovare qualcosa che oggi è diventato raro: la presenza vera.
Da questa idea prende forma la seconda edizione de La Cena del Solstizio: una cena, all’aperto che celebra il territorio, le relazioni e il valore profondo dello stare insieme. L’evento, patrocinato dal Comune di Pineto, è ideato e organizzato da Elsa Santilli, affiancata da Donatella Secone Seconetti, Ilaria Mazzocchitti, Vanessa Tancredi e Simonetta Pelusi: un lavoro corale che riflette esattamente ciò che la serata vuole essere, una comunità che si riconosce attorno a una tavola.
Il 20 giugno 2026, dalle ore 20:00, Via Cristoforo Colombo a Pineto si trasformerà in una lunga tavolata sotto il cielo estivo. Un’unica tavola, il dress code total white, la musica dal vivo.E soprattutto, una scelta precisa e consapevole: per una sera, il telefono resta da parte.
Il valore aggiunto: esserci davvero
Mettere via il telefono significa scegliere la condivisione, guardarsi negli occhi, ascoltare una voce senza interruzioni, lasciare che le conversazioni nascano e si allunghino senza fretta. Significa non dover documentare tutto, ma vivere davvero ciò che accade.Alla C ena del Solstizio il tempo rallenta. La tavola torna a essere luogo di incontro, di scambio, di racconto. Si ride, si parla, si ascolta. Si crea un senso di comunità che oggi è sempre più raro e che, proprio per questo, diventa il vero valore aggiunto dell’esperienza.
Un menù che accompagna la condivisione
Il menù è pensato come un racconto corale di sapori e mani locali, a servizio della convivialità. L’apertura è affidata a pane, olio locale e olive, un gesto semplice che invita subito alla condivisione. Gli antipasti, curati da Resilienza, propongono una selezione che unisce tradizione e creatività: vitello tonnato, maiale con cipolla e amarena, pallotte cacio e ovo, maritozzo con pulled pork e frittata di zucchine e patate. Il primo piatto porta la firma dello chef Edoardo, con cannelloni artigianali ripieni di macinato, funghi e piselli, pensati per una tavola conviviale e generosa, dove il cibo diventa occasione di dialogo. Il dolce è affidato alla Gelateria Velluto, con un gelato monoporzione nei gusti gianduia, pistacchio e nocciola, chiusura fresca e rassicurante di una cena che mette al centro le persone. Ad accompagnare il pasto, acqua e vino D’Uvavì, scelto per sostenere l’armonia tra territorio, sapori e convivialità.
Non solo una cena, ma una scelta
La Cena del Solstizio non è solo un evento gastronomico.È una scelta di presenza.È il desiderio di sedersi insieme senza schermi, senza distrazioni, senza fretta. È il piacere di sentirsi parte di qualcosa, anche solo per una sera.
Edda Migliori
Foto di Rino Penna





